Religiose del Santo Volto

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Omelia Cardinale Atilio Nicora

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S. MESSA DI RINGRAZIAMENTO PER LA BEATIFICAZIONE

DI MADRE M. PIA MASTENA

OMELIA DEL CARDINALE ATTILIO NICORA

 

Celebrando per la prima volta l’Eucaristia in onore della nuova beata, Maria Pia Mastena, siamo invitati a prestare speciale attenzione alla preghiera di colletta poc’anzi da me proclamata: “Dio onnipotente ed eterno, che hai dato alla Beata Maria Pia di contemplare con ardente amore il santo volto del tuo Figlio, concedi a noi, per sua intercessione, di irradiare nel prossimo l’immagine del Cristo”. Sappiamo infatti che la liturgia della Chiesa suole esprimere proprio nella preghiera di colletta l’identità e la grazia del profilo cristiano specifico che essa celebra.
1. All’origine di ogni multiforme dono di grazia vi è Dio, Padre del Figlio incarnato, Gesù Cristo, il quale nel Suo eterno disegno ci ha pensati e voluti come figli nel Figlio, cioè cristiani riusciti in forza della potenza del Suo amore: anche i doni di cui la beata Maria Pia fu riempita vengono da Lui, Dio onnipotente ed eterno. Ma nella figura concreta dei beati e dei santi i doni di Dio trovano un’espressione unitaria ed emblematica, che sottolinea or l’uno or l’altro degli aspetti dell’inesauribile mistero: nel caso della nuova beata, si tratta dell’ardente contemplazione d’amore del santo volto del Figlio di Dio Padre, Gesù.
2. Gesù è il volto umano di Dio. Il nome, il volto, il cuore caratterizzano ogni creatura umana in quanto persona viva; facendosi uomo, il Figlio di Dio ha perciò preso un volto, unico e incomparabile, perché proprio in esso si è espresso il senso del Suo nome (Gesù, cioè “Dio è salvatore”) e si è rivelata l’attraente ricchezza del Suo cuore. Le pagine evangeliche ci mostrano un volto da cui traspaiono la benevolenza accogliente verso i piccoli, la gioia per la rivelazione fatta da Dio ai semplici, lo sguardo pieno d’amore al giovane ricco, lo sdegno verso i mercanti del Tempio, le lacrime sulla città ingrata, la ferma decisione di andare verso il compimento sacrificale, la commozione per la morte dell’amico, il sudore di sangue nell’obbedienza filiale al misterioso disegno divino di salvezza, lo sguardo di rimprovero e di perdono alla debolezza dell’apostolo, l’affidamento premuroso della madre al discepolo prediletto, il grido e l’abbandono al Padre sulla croce, e, dopo la risurrezione, il dolce richiamo all’incredulità di Tommaso e la provocante triplice interrogazione sull’amore rivolta a colui che sarebbe diventato pastore di tutto il gregge. Dio ha dato alla nuova beata di saper contemplare quel volto: nella fede, ovviamente, quella che crede “senza aver visto” (Gv 20,29) pur se aiutata dalle immagini che la pietà cristiana ha fatto fiorire nel tempo e che Maria Pia aveva incontrato nella sua casa fin da bambina. Contemplare il volto significa tenere lo sguardo del cuore abitualmente fisso su quei tratti umanati del mistero divino “con ardente amore”. Il reciproco fissarsi dei volti è il voto, la tensione profonda di ogni autentica relazione amante. Nel rapporto tra Dio e le creature, alla libera e misericordiosa iniziativa del Dio che si svela nel volto del Figlio incarnato risponde la libera scelta della creatura amata, che decide di fissare lo sguardo su Gesù, guardando ad ogni altro aspetto della realtà come a un riflesso della umanità di Lui, nel quale e in vista del quale tutto è stato creato. La grandezza spirituale di Maria Pia Mastena si è manifestata nell’intensità di quell’ardente amore contemplativo. La Chiesa l’ha riconosciuta con gioia e l’ha individuata come la radice della fecondità di tutto quanto da lì si è generato, a cominciare dalla preziosa realtà ecclesiale delle Suore del Santo Volto.
3. La preghiera liturgica, mentre rende grazie a Dio celebrando i Suoi doni, invita a valorizzare l’intercessione dei santi e dei beati, che ormai contemplano il volto svelato di Gesù Risorto e glorioso. E di nuovo indica il tratto specifico che oggi la nostra domanda può sottolineare: “concedi a noi, per intercessione della Beata Maria Pia, di irradiare nel prossimo l’immagine del Cristo”.
La formula è in certo qual modo sorprendente. Ci aspetteremmo infatti l’invito a chiedere all’intercessione della beata il dono di saper noi pure contemplare come lei il Santo Volto, mentre invece la prospettiva si capovolge: chiediamo di saper irradiare nel prossimo l’immagine del Cristo. Piuttosto che una contraddizione, abbiamo qui, a ben vedere, un coerente sviluppo: il nostro volto può diventare per gli altri immagine di quello di Cristo soltanto se, in qualche modo, rifrange su di loro il Suo splendore. E a questo appunto i cristiani sono chiamati, come dice l’Apostolo Paolo: “noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3, 18). Trasformati dalla contemplazione del volto di Gesù, diventiamo il volto visibile di Lui per gli uomini di oggi; lo Spirito Santo che agisce in noi rende il nostro volto espressivo del nostro nome (“cristiani”, cioè quelli che sono di Cristo e vivono di Lui, per Lui e quindi come Lui) e rivelatore del nostro cuore, reso mite ed umile come quello di Gesù e perciò capace di tratti di vera prossimità nel libero servizio dell’amore.
4. Cristiani, dunque, che sanno irradiare l’immagine del Cristo: non è questa la sintesi, limpida e suggestiva, della nostra vocazione? E non è questo il fermento che potrebbe rinnovare dal di dentro tutte le relazioni che viviamo nell’odierna società, tanto frammentata e travagliata perché fondamentalmente dis-orientata da quel Gesù che solo ci può render più uomini (cf. GS 41)? E non è questo soprattutto il compito dei cristiani laici, da esercitare, a partire dalla vita di famiglia, in ogni ambito di presenza e di responsabilità, dal luogo di lavoro alle espressioni del rapporto parentale e amicale, dai momenti del confronto civile a quelli della vicinanza ai malati e ai sofferenti, dal culto della bellezza e delle memorie identificanti ai gesti dell’accoglienza fiduciosa verso quanti giungono tra noi da terre lontane? E non è, al tempo stesso, il modo autentico per realizzare ancor oggi l’appassionato programma della nostra beata: “propagare, riparare, ristabilire il Volto di Gesù negli uomini di tutto il mondo”?
5. Davvero grande è la forza provocante di questa preghiera di colletta. Celebrare nella gioia la nuova beata, germoglio santo della terra veneta che ha fruttificato per il mondo, vuol dire dunque lasciarci interrogare e stimolare dalla sua testimonianza e dal suo progetto di vita. A cominciare proprio da questa Santa Messa, ripresentazione sacramentale dell’amore redentore svelato nel volto di Gesù Crocifisso: infatti “ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice annunziamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta”. Quaggiù, nella penombra e nella fatica del cammino, il nostro povero sguardo non riesce a vedere quel Volto, se non nella fede, come in uno specchio opaco. Noi cerchiamo, nonostante tutto, di farcene riflesso illuminante per gli altri; e però aneliamo al giorno dell’incontro svelato, giacchè “sappiamo che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1Gv 3,2).
Si, lo vedremo “a faccia a faccia” (1Cor 13,12), il suo Volto svelato al nostro volto: e sarà il compimento, nella gioia senza fine.
Beata Maria Pia, tu che già sei nella luce, prega per noi!


Attilio Card. Nicora

 
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La follia della croce è la sola vera sapienza; all'incontro, la sapienza del mondo è la più insigne follia. (Notes 7, p. 22)

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